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MOSTRA LA DEVOTA BELLEZZA - IL SASSOFERRATO CON I DISEGNI DELLA COLLEZIONE REALE BRITANNICA
Contatti:
Indirizzo: Piazza Antonio Gramsci, 9 - 60041 Sassoferrato (AN)
Telefono: 0732956257. Infopoint Mostra: 0732/95367 Numero Verde Mostra: 800692690
sito: http://www.ladevotabellezza.it/

IL PALAZZO DEGLI SCALZI

Chiamato anche così poiché ospitò l’ordine religioso dei Carmelitani, che, nel Seicento, utilizzava l’edificio come convento, adiacente, tra l’altro, alla chiesa di santa Teresa D’Avila, detta anche “degli Scalzi”. Sorge nel cuore del Borgo, la parte bassa di Sassoferrato ed è uno dei simboli del paese. Il palazzo fu costruito all’inizio del Seicento grazie a Vittorio Merolli, medico privato del papa Paolo V e illuminato mecenate. In origine era la residenza della famiglia Merolli; fu l’archiatra, poi, ad impegnarsi per far giungere a Sassoferrato i Gesuiti, che, però, non accettarono. Alla fine, con instrumento del 18 luglio 1643, arrivarono i Carmelitani Scalzi e per loro fu fatta costruire la chiesa, in stile barocco, dedicata a santa Teresa. L’ordine rimase per più di un secolo, grazie anche al lascito testamentario del Merolli e al sostegno economico di alcune famiglie aristocratiche, quali i Ricci e gli Adriani; l’ordine, poi, fu soppresso nel 1810. Il palazzo tornò così ad essere residenza di famiglie aristocratiche. Prende il nome dal mecenate costruttore del complesso, l’Archiatra Pontificio Vittorio Merolli di Sassoferrato. Ubicato nel cuore della parte bassa della città, il rione Borgo, il seicentesco complesso costituisce un esemplare unico in città di edificio tardo-rinascimentale, sorto su preesistenze medievali. Di proprietà del Comune, attualmente destinato a sede di congressi.

LA DEVOTA BELLEZZA - IL SASSOFERRATO CON I DISEGNI DELLA COLLEZIONE REALE BRITANNICA

Ventisette anni dopo la prestigiosa mostra dedicata ai dipinti di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, organizzata dalla sua città natale nel 1990, la città ha deciso di promuovere un nuovo evento espositivo incentrato, questa volta, prevalentemente sui disegni dell’artista. L’opera grafica del Sassoferrato, che non è praticamente mai stata esposta in Italia, è estremamente rara: si contano meno di novanta disegni sicuramente attribuibili, dei quali sessantatre appartengono alle collezioni reali inglesi, acquistati direttamente a Roma nel 1768 dal connoisseur Richard Dalton per le collezioni di Giorgio III, di cui era il bibliotecario. S.M. La Regina d’Inghilterra ha graziosamente acconsentito al prestito di ventuno di questi disegni che formano il corpus centrale della mostra e senza i quali l’evento non sarebbe stato possibile. Pochi altri fogli di collezioni pubbliche e private accrescono questo nucleo fondamentale. Accanto alla serie di opere su carta vengono presentati alcuni importanti dipinti che possono così per la prima volta essere raffrontati ai disegni stessi, permettendo di indagare e meglio comprendere la pratica pittorica dell’artista. Dal raffronto emerge chiaramente fino a qual punto Giovan Battista rimanga fedele alla prima idea espressa nel disegno, fermi restando i suoi debiti con il repertorio rinascimentale in genere, e raffaellesco in particolare, mediato per il tramite dell’opera incisa dell’urbinate. Un importante gruppo di dipinti provenienti soprattutto dal territorio marchigiano, affiancherà il nucleo centrale della mostra, concreta presenza e viva testimonianza dell’impegno con cui si intende procedere nell'opera di ricostruzione e tutela del patrimonio artistico della Regione Marche, così pesantemente segnato dai recenti eventi sismici, ma nuovamente pronto ad accogliere appassionati d’arte e turisti.